
La candidatura della cucina italiana a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO è un’occasione che tocca direttamente anche te che gestisci un ristorante, un bistrot o un bar ristorazione. È da Torino che parte il messaggio: la città ha infatti lanciato la campagna “Io amo la cucina italiana”, promossa da EPAT Ascom Torino (Associazione dei Pubblici Esercizi aderente a Ascom Confcommercio Torino) e che coinvolge 1.500 ristoranti piemontesi per sostenere la candidatura insieme a chef, operatori, istituzioni e studenti.
La candidatura riconosce la cucina italiana come espressione culturale, sociale e territoriale e allo stesso tempo mette in evidenza il ruolo economico, turistico e di identità che il tuo locale già riveste. In concreto: sei parte di un ecosistema che chiede qualità, tracciabilità, memoria e racconto — e puoi usare questa opportunità per rafforzare l’immagine del tuo esercizio.
Parte del valore risiede nel racconto che puoi offrire al cliente. Quando comunichi che il tuo piatto, la tua carta o il tuo menù riflettono tradizione, stagionalità e rispetto del territorio stai proponendo un patrimonio.
Questa importante candidatura, sostenuta anche dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e dal Ministero della Cultura, aiuta anche a riflettere su alcuni aspetti come il menù, la materia prima, la trasparenza. Se la candidatura pone tra i criteri fondamentali la trasmissione tra generazioni, il legame con il territorio, la sostenibilità, tu hai un’occasione concreta per mostrare come operi in quell’ambito.
Per esempio: inserisci nella carta un piatto che racconti chiaramente il territorio (anche della regione in cui sei), la filiera, la stagionalità. Usa descrizioni semplici: “realizzato con ortaggi del nostro territorio”, “allevato da produttore X”, “olio extravergine a km 0”. Il cliente oggi è attento: va solleticato anche dal punto di vista culturale.
La campagna “Io amo la cucina italiana” avrà una visibilità anche social e mediatica: piatto “ghiotto” che può avere una ricaduta concreta su fidelizzazione e reputazione, soprattutto se operi in aree con turismo, internazionali, oppure vuoi attrarre clientela che dà valore all’autenticità.
Un dato da tenere presente: il riconoscimento UNESCO non arriva solo per il piatto finito, ma per la cucina intesa come rete — pratiche, gesti, produzione, comunità, cultura. Come ha affermato Vincenzo Nasi, presidente di EPAT Ascom: «La candidatura UNESCO per la cucina italiana è un riconoscimento importante per tutta la ristorazione italiana… è il riconoscimento del valore del nostro patrimonio enogastronomico e della capacità della cucina italiana di raccontare storie, stagioni e territori». Ci dobbiamo credere!
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